Voglio spezzare una lancia in favore delle piattaforme che forniscono musica digitale.
Viviamo un’epoca che segna il ritorno, nostalgico, dei supporti musicali tradizionali, ritornano i dischi in vinile, i cd sembravano destinati a scomparire ma resistono seppure a fatica.
Il disco in vinile è diventato un oggetto per super appassionati visto il costo in molti casi proibitivo; si trovano cd a prezzi anche molto convenienti ma è difficile trovare negozi fisici che li vendano.
Le piattaforme di musica digitale, demonizzate da appassionati e addetti ai lavori – per una serie di ragioni tutte nobili e giuste – non sono altro che delle enormi banche dati di musica “digitale” fruibili, a pagamento, dagli abbonati in “streaming”.
Cosa significa?
Significa che puoi ascoltare a tuo piacimento e in qualsiasi momento la musica che preferisci attingendo ad un repertorio di dischi e canzoni sterminato (rarissime volte non ho trovato da ascoltare quanto cercavo), unico vincolo, la musica può essere ascoltata soltanto attraverso i programmi forniti dalla piattaforma, sul computer con una connessione internet, sul telefono e su ogni strumento adatto.
Non puoi “scaricare” la musica, ovvero farla tua per ascoltarla sul tuo stereo o sull’autoradio.
La mia esperienza personale sull’argomento è singolare. Sono un consumatore di musica da molti anni e vivo la musica anche in modo “feticistico”, nel senso che mi piace possedere la musica che mi piace, quindi i dischi, i cd ecc.
Vista l’età è venuta meno la principale fonte di “approvvigionamento” di novità musicali ovvero il passaparola fra amici e le emittenti radio di qualità non ci sono più.
Ecco quindi che le piattaforme digitali mi offrono la possibilità, a fronte di un costo relativamente contenuto, di ascoltare musica che non conosco senza doverla per forza acquistare a scatola chiusa; poi potrò sempre decidere di acquistarla e farne ciò che voglio.









