Metodo indiretto.
Come tutti sappiamo l’energia solare arriva sul nostro pianeta distribuendosi più o meno equamente su tutta la superfice terrestre anche se in orari diversi.
Più precisamente, l’energia solare che arriva al suolo è di circa 1 kilowatt per metro quadro. Ovviamente sarà maggiore all’equatore e minore ai poli, maggiore in montagna e minore al mare, maggiore al sole e minore all’ombra, maggiore con il sereno e minore con le nuvole.
Purtroppo, le tecnologie dei pannelli fotovoltaici ora maggiormente in uso, consentono il recupero dell’energia in arrivo, nelle migliori condizioni, soltanto per il 15/20% cioè 150-200W. Pochino, vero?
Fortunatamente la scienza non sta a guardare e studia nuove soluzioni.
Uno dei sistemi escogitati è quello di concentrare i raggi solari su un unico ricevitore, questo trasforma l’energia solare in energia meccanica e successivamente in energia elettrica.
In teoria il meccanismo è semplice: attraverso la rifrazione dei raggi solari sulla superfice degli specchi si concentra l’energia su un “piccolo” ricevitore che scalda l’acqua. Poi, con una turbina a vapore collegata ad un generatore, si ottiene elettricità. Nella pratica si richiede buona tecnologia meccanica ed informatica.
La resa è del 25%, un po’ superiore al normale fotovoltaico, ma, l’ingombro, la manutenzione e l’installazione sono più complessi.
È bene precisare che le due tipologie di impianto non sono alternative, perciò, bisogna valutare pro e contro prima dell’installazione.
Nel prossimo articolo parleremo del metodo diretto.









